L'Arcano XIII: la carta che tutti temono, ma che parla di rinascita
C'è una carta che quando compare sul tavolo, fa cambiare espressione a chi sta di fronte. Non serve conoscere i tarocchi per riconoscerla: lo scheletro con la falce è entrato nell'immaginario collettivo attraverso i film, i romanzi, le copertine. E l'immaginario collettivo le ha dato un nome che nel Tarot de Marseille, semplicemente, non c'è. Perché il tredicesimo arcano è l'unico del mazzo a non portare scritto il proprio nome sotto la figura. Tutti gli altri lo hanno. Lui no.
Quel silenzio non è una dimenticanza. È la prima cosa che la carta ci dice: qui non si nomina, si attraversa.
Arcano XIII è metamorfosi
L'Arcano XIII non annuncia una fine: racconta una trasformazione radicale, profonda, che avviene dentro di noi. È la carta del cambiamento epocale, quello che ci porta così lontano da chi eravamo prima da farci quasi dimenticare la vecchia versione di noi stessi.
L'immagine che rende meglio questa idea è quella dell'aquila. Racconta il mito, che l'aquila, arrivata a una certa età, spacchi il proprio becco contro la roccia perché ne ricresca uno nuovo. È un passaggio doloroso, ma l'aquila che ne esce è più forte di quella che vi è entrata. Ecco l'Arcano XIII: non la fine dell'aquila, ma la sua muta.
Lo stesso vale per il bruco che deve spaccare l'involucro prima di diventare farfalla. Il dolore c'è, e la carta non lo nasconde. Ma è il dolore di chi sta nascendo, non di chi sta finendo.
Parola d'ordine… destrutturarsi
Se dovessimo riassumere in una parola ciò che l'Arcano XIII domanda, quella parola sarebbe destrutturarsi. Lasciar cadere le abitudini che ci hanno accompagnato fin qui, le difese che avevamo costruito, le identità che ci stavano strette, ma erano comode.
Questo passaggio si presenta quasi sempre come una perdita, ed è per questo che la carta spaventa. Un lavoro che finisce, un legame che si scioglie, un capitolo che si chiude. Ma la lettura non si ferma alla perdita: chiede cosa stiamo lasciando andare, e cosa può nascere solo dopo averlo lasciato.
C'è anche un secondo movimento, meno drammatico e altrettanto importante: la purificazione. L'Arcano XIII elimina il superfluo, toglie le scorie, alleggerisce. Non distrugge soltanto: pulisce.
Dritta o rovesciata: la differenza sta nella resistenza
Nel metodo, la posizione della carta cambia molto il tono della lettura. Quando l'Arcano XIII si presenta dritto, indica una trasformazione che può essere attraversata: c'è movimento, e il movimento è nella direzione giusta. Non è una carta comoda, è una carta affrontabile.
Rovesciata, invece, racconta la resistenza al cambiamento. Non un cambiamento peggiore: (magari) il rifiuto di lasciarsi trasformare. È la persona che si aggrappa a ciò che dovrebbe lasciar andare, e che proprio per questo soffre di più. Il paradosso dell'Arcano XIII è tutto qui: la metamorfosi accolta è fatica, la metamorfosi respinta è dolore.
Una carta che non chiude mai il discorso
C'è un dettaglio tecnico che dice molto sulla natura di questo arcano: la figura guarda verso destra. E nel Tarot de Marseille una carta che guarda non è mai un punto fermo, è un ponte. Rimanda a ciò che le sta accanto.
Vuol dire che l'Arcano XIII, da solo, non risponde a nulla. Anche quando appare in fondo a una stesa, la lettura non finisce lì: si guarda dove guarda lui, e la carta accanto racconta che cosa, esattamente, sta chiedendo di essere lasciato andare. Chi si spaventa vedendolo comparire sta leggendo mezza frase e credendo che sia tutto il discorso.
Come si distingue da altre separazioni
Nel mazzo, l'Arcano XIII non è l'unica carta che parla di distacco. Anche la Luna racconta separazioni, ma con un ritmo completamente diverso: la Luna allontana per gradi, sfuma, dilata i tempi. L'Arcano XIII invece recide. È un taglio netto, non un lento raffreddarsi.
Sapere quale delle due sta parlando cambia il senso di una lettura: nel primo caso stiamo guardando qualcosa che si sta allontanando piano, nel secondo qualcosa che finisce di colpo per lasciare spazio ad altro.
Quello che questa carta non dice
Nel Tarot de Marseille letto con metodo non esistono carte che condannano: esistono segni che descrivono un momento e indicano una direzione.
Il Tarocco non cambia il tuo destino. Ti aiuta a leggerlo meglio. E l'Arcano XIII, la carta più temuta del mazzo, è forse quella che lo fa nel modo più onesto: ti dice che qualcosa sta cambiando, che fa male, e che dall'altra parte c'è una versione di te che ancora non conosci.
Chi lascia andare, del resto, si rimette in cammino: è quello che racconta il Matto, la carta che apre il viaggio.