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L'Imperatore: quando l'idea diventa una cosa

L'Imperatore del Tarot de Marseille

Un uomo seduto di profilo, lo scettro alzato, le gambe incrociate. Ai suoi piedi, un'aquila posata a terra.

Se l'Imperatrice è la carta in cui il progetto esiste soltanto nella testa di qualcuno, l'Imperatore è il momento in cui quel progetto si vede. Qui l'idea smette di essere un'idea.

Concretizzare

L'Imperatore è la carta della realizzazione. Prende ciò che l'Imperatrice aveva immaginato e lo porta sulla terra: lo costruisce, lo stabilizza, gli dà una forma che si può toccare.

La differenza tra le due carte è tutta nello scettro. La compagna lo teneva appoggiato in grembo; l'Imperatore lo impugna ed è attivo. È lo stesso potere, ma speso.

E nella lettura questa carta è molto concreta: il capo, chi dirige, chi fa accadere le cose. Nei mestieri, l'imprenditore, l'ingegnere, l'architetto, il costruttore – chi trasforma un disegno in un edificio.

L'aquila che si è posata

Nella carta III l'aquila vola: è il pensiero, il mentale in movimento. Qui è a terra, sfiorata dal piede dell'Imperatore.

Non è la stessa aquila, e la differenza è il punto. Quella dell'Imperatrice è maschio e vola; questa è femmina – ha un uovo sotto la zampa – ed è posata. Al pensiero in volo si sostituisce qualcosa di fecondo e radicato: non più l'idea, ma ciò che l'idea ha generato.

Un quattro disegnato col corpo

C'è un dettaglio che si vede solo guardando la carta con gli occhi di un bambino, senza cercarci simboli: le gambe incrociate dell'Imperatore disegnano una squadra, lo strumento del costruttore. E l'intera figura, seduta e piegata, disegna un 4.

Che è il suo numero. Ed è il numero della stabilità: i quattro elementi, i quattro lati del quadrato, i quattro pilastri su cui poggia ogni cosa costruita.

Ed è anche per questo che nel Tarot de Marseille la carta porta scritto IIII e non IV. Il sistema non sottrae mai: il quattro si ottiene aggiungendo, non togliendo uno al cinque. È un dettaglio minimo, ma dice molto del percorso che le carte propongono: si va avanti per addizione.

Il figlio dentro il nome

Sul cartiglio c'è scritto L'EMPEREUP, con una P al posto della R finale. Come per l'Imperatrice, la grafia irregolare è una porta: leggendo la parte finale al contrario compare PUER, il fanciullo, il figlio.

L'Imperatore è quindi insieme padre e figlio. Dipende dalle carte che ha accanto quale dei due sia in quella lettura.

Guarda indietro perché ha fatto

L'Imperatore guarda verso sinistra, cioè verso ciò che è stato.

A prima vista sembra strano per una carta del fare. Ma nel Tarot de Marseille guardare a sinistra non è nostalgia: può essere compimento. L'Imperatore guarda indietro perché ha realizzato. Ha fatto, e può fermarsi a considerare come ci è arrivato.

E c'è di più: la carta che lo precede, l'Imperatrice, guarda invece a destra. Quindi i due si guardano. È una coppia che sta bene insieme solo così, rivolti l'uno verso l'altra: lei che immagina, lui che realizza.

Quando è rovesciato

Il rovescio dell'Imperatore è l'eccesso del suo stesso pregio. Troppo avido di successi, troppo materiale. Il tiranno, chi comanda invece di dirigere.

Oppure, all'opposto, chi non regge: l'inconcludente, quello che al momento buono si cala le braghe. Nella carta dritta la mano tende alla cintura – è il coraggio di chi tiene la posizione. Rovesciata, quella tenuta cede.

Cosa resta

Il Tarocco non cambia il tuo destino, ti aiuta a leggerlo. E l'Imperatore, quando compare, dice una cosa semplice e rara: quello che hai pensato può diventare vero, se lo prendi in mano.

Non basta avere l'idea giusta. Serve qualcuno che la costruisca.

Del resto anche il Bateleur cominciava così: con gli strumenti sul banco, e la mano che si muove.

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Le immagini che raffigurano i Tarot de Marseille Bozzelli sono di proprietà dell'Accademia dei Tarocchi e sono qui raffigurate solo a scopo divulgativo.